“Ma poi, perché andare all’estero con tutti i posti belli che abbiamo in Italia”

— Utente Facebook medio generico

Avessimo avuto un euro per ogni volta che abbiamo letto in questi mesi questa frase ora un pensierino ad accedere a un mutuo lo si farebbe, sincero.

Anche perché l’immaginario collettivo mediamente registrato su questi monitor – in particolar modo sui social network – dell’italiano in vacanza a luglio-agosto è più o meno così riassumibile:

  • adolescente e/o giovane che fa l’adolescente e/o uomo adulto che fa l’adolescente;
  • appassionato di tutte le discoteche del mondo;
  • amante degli assembramenti in ogni sua forma, di quelli che se ci sono solo due persone sul pullman comunque si mantengono allo stesso supporto per far sentire la presenza;
  • deve andare a mare. Guagliù, su ‘sta cosa è Cassazione: se vai in montagna comunque da sopra a tutto un po’ di mare lo devi vedere.

Hanno preso questa formula straniera, movida, che perlopiù veniva utilizzata dai giornalisti per accorciare i titoli (lafebbredelsabatosera era effettivamente troppo lungo) e l’hanno trasformata nell’unico motivo che porta gli italiani all’estero e non a godersi “le bellezze uniche di questo Paese”.

(tra l’altro, stravolgendone i connotati: la movida madrileña era tutta un’altra cosa rispetto a discoteche e burdello. Un po’ come quando abbiamo ereditato la parola flash-mob e abbiamo iniziato a annunciarli pure alla stampa).

Vabbé, ad ogni modo il concetto è chiaro. Se quest’anno sei uno di quegli sfortunati ottimisti che – in un periodo in cui lo Stato ha detto “Ok, tranquilli, partite” e in cui le compagnie aeree hanno replicato bombardando di offerte di voli low-cost ipergarantiti – hanno prenotato per l’ESTERO (audio: faccia diabolica e risata malvagia), alla gogna ci sei arrivato/a con il popolo urlante che ti additava come discotecaro incallito, fan del droplet exchange estremo, limonatore seriale tutto alcool e matidi sudori che si intrecciano, rigorosamente sulle spiagge di tutte le hit cafonissime dell’estate che poi sono la Spagna (ah, poi ci sono Malta, Croazia, Grecia e quegli altri lì dei Balcani).

Non stiamo qui a dirvi che esiste una vacanza di scoperta di luoghi e culture nuove, lontane, di crescita e arricchimento personale. De gustibus, se l’unica curiosità che avete nella vita è come si comportano gli indigeni a Diamante e Scalea chi siamo noi per convincervi dell’opposto.

Ma, a questo punto, usateci la stessa cortesia.

E invece no.

“Oh, ha pianto quando ha saputo che è morto Erick Morillo. Lo sapevamo, è uno di quelli che avrà prenotato all’estero!”.

E vai di shitstorm sui profili social.

Quindi resta in Italia!

Questo delirio globale come al solito si è tradotto in delirio istituzionale. E, in quanto a delirio istituzionale, noi italiani non siamo secondi a nessuno. Alla curiosa gestione centrale / regionale che ha prodotto nella sola Italia una cosa come 5 o 6 certificazioni diverse di rientro si è aggiunta, nel nostro caso, la presa di posizione di Vincenzo De Luca (per molti lo Sceriffo, ma sono sicuro che a Salerno gli amici lo chiamavano palle ‘e fierr) che, giusto per mettersi sopra, ha deciso a un certo punto che chiunque venisse dall’estero in Campania doveva sottoporsi a tampone e quarantena obbligatoria.

Tanto ci vorranno 48 ore, massimo. V’o ggiuro.

Conosciamo persone che attendono ancora da settimane.

(E intanto ancora i turisti inglesi con difficoltà a mettere il naso nella mascherina nella funicolare continuano a chiederci sputacchiando a Morghen: “Excuse me, for San Martino?”. Loro sono esenti. Davvero, leggetevi l’Ordinanza 68 e relativi chiarimenti che è uno spasso).

Passiamo a noi: la nostra situazione è semplice. Agli albori della nueva normalidad spagnola abbiamo azzardato un Napoli – Barcellona a fine agosto, un Barcellona – Budapest il primo settembre e un Budapest – Napoli che sarebbe rientrato oggi.

A Barcellona abbiamo rinunciato spontaneamente noi. La situazione non lo consigliava, oggettivamente. Questo è un po’ il senso di responsabilità su cui il mondo faceva affidamento. Ma tant’é.

A Budapest invece ci ha pensato Orban. Che il 21 agosto diceva: “Ma quasi quasi ci chiudiamo di nuovo dentro” alla radio (ok, le parole non erano proprio queste ma più o meno…). Il 28 agosto il viceditt… vicepremier Gergely Gulyas annunciava felicemente la chiusura delle frontiere con un laconico “L’unico Stato verde* che conosciamo è l’Ungheria”.

* l’Ungheria ha adottato in questi mesi un sistema di controllo degli ingressi assegnando a ogni Paese un livello. Quello verde permetteva l’accesso senza limitazioni.

Comunque, il 28 agosto siamo tornati noi finalmente i greci di qualcuno.

(vi ricordiamo, sempre con affetto, che prima che trattassimo i greci come gli appestati erano loro a non volerci a giugno).

Quello che restava da fare, visto l’andazzo, era raccogliere quindi il suggerimento del popolodelwebbe, dello Stato erogabonus-vacanze e del nostro Governatore maximo. Anche noi, quest’anno, avremmo fatto le famigerate VACANZE ITALIANE.

Con tutti i posti belli che abbiamo in Italia quindi non c’era che l’imbarazzo della scelta.

Scegliere il posto bello tra tutti i posti belli che abbiamo in Italia

La prima cernita la fa l’autovettura. Perché se siete sventurati e non avete un’autovettura, un veicolo a 4 ruote di quelli che usano gli esseri umani normali per stressarsi per arrivare a lavoro ogni mattina, siete tagliati fuori da un buon 90 percento di mete italiane, soprattuto marittime.

Cancellate ad esempio la Calabria con una croce. Anche un bel po’ di Puglia. Insomma, partendo da Napoli e volendo usare i trasporti dei poveri, quelli pubblici e i treni, già sei out.

Abbiamo spulciato la Costiera. Inavvicinabile. Abbiamo visto cose che voi umani… come tipo 500 euro a notte per stare ad Acciaroli.

(ok, Acciaroli è un borgo incantevole, ma 500 euro a notte per un luogo che offre la classica passeggiata + gelato + marionette dei fratelli Ferrajuolo con Pulcinella che esclama “Puozza essere scurtecato” ininterrottamente dall’estate 1998 mi pare un po’ eccessivo)

Quindi, abbiamo scelto un posto obiettivamente bello, sicuramente tra i più belli d’Italia: Ischia, l’isola verde.

“Ischia, dove si mangia, si beve e si fischia”

Arrivare a Ischia

Abbiamo una convinzione: il posto in assoluto più pericoloso in tema di contenimento del Coronavirus è l’aliscafo.

Ci avete fatto ‘na capa tanta voi, le discoteche, i ristoranti con i separée in laminato plastico che in realtà erano solo un rendering di una società a cui erano avanzati i separatori e non sapeva come venderli. L’esperienza dell’aliscafo senza distanziamento tra posti, con la gente che si ammassa alle uscite, le mascherine portate un po’ alla “come viene basta che respiro” e un viaggio di 40 o 50 minuti senza ricambio d’aria… quello sì che è per temerari negazionisti.

Che fortuna, che non siamo rimasti invischiati nelle bagarre di Trenitalia!

Soggiornare a Ischia

Scegliere l’albergo dove spendere il vostro ultimo stipendio nella sua pienezza è altrettanto folle e coraggioso.

Sono più costosi dell’ultimo anno?

Sì.

Signori, questo è un fatto vero: l’Hotel Moresco di Ischia quest’anno 2020 costa quanto l’Atlantis Palm di Dubai. Ora non so se voi avete presente l’Atlantis Palm di Dubai: è quel megacomplesso che veglia su tutta la Palma, l’unica creazione artificiale umana che si vede a occhio nudo dallo spazio. Ha un acquario subacqueo e un intero parco acquatico al suo interno accessibile gratuitamente per gli ospiti. Il Grand Hotel Il Moresco è… un hotel. Bello eh, tiene pure la piscina termale e la spa, per carità, non sindachiamo. Ma, insomma… vabbé ja ve lo facciamo vedere.

In queste due foto che abbiamo tratto da Booking.com confrontiamo l’Hotel Il Moresco di Ischia e l’Atlantis Palm di Dubai

Mare

“Ma almeno il mare d’Ischia è millemila volte più bello di quello del Golfo Persico e in ogni caso non ci sono gli squali”.

Insomma (2).

Ma parliamo della fruizione del mare, altro cavallo di battaglia di questo Paese fatto di concessioni secolari e abusivismo edilizio condonato fronte mare. Si narra che – se cerchi bene negli stabilimenti balneari – in alcuni si trovano ancora i coin-op dell’epoca, tipo Street Fighter 2 con Dalshim che ti guarda e fa “Guagliò, ma stai ancora ‘ccà?”.

I tavolini in plastica Sammontana e qualche sbiadito cartello dei gelati Algida dove il Cucciolone è ancora segnato con il prezzo in lire fanno il resto.

Il tutto, mediamente, tra i 30 e 40 euro a coppia al giorno. Per scendere a mare e poggiare le tue terga su una sdraio.

Per recuperare in parte i mancati ricavi, le associazioni dei balneari hanno deciso pertanto a loro volta di alzare i prezzi della singola giornata e degli abbonamenti, portando il prezzo di un ombrellone e due lettini a 30 euro al giorno per il mese di luglio, ed a 40 euro al giorno per quello di agosto. Dai Maronti, al lido d’Ischia fino a Citara e Sant’Angelo, la politica dei prezzi si è dunque e per la prima volta nella storia isolana, fatalmente unificata e registra un aumento medio del 30% rispetto al 2019.

Tratto da Positanonews.it

Resta comunque il lido la scelta migliore perché – in virtù del senso di responsabilità di cui sopra – l’approccio alla spiaggia libera è davvero rischioso.

I prezzi

In generale, tutto il mondo abbassa i prezzi e crea promozioni ad hoc per spingere i turisti ad arrivare, mentre i posti di mare meridionali e italiani combattono la crisi aumentando le cifre. Quelli furbi siamo noi. Proprio oggi si leggeva insieme un articolo di TG Com che spiegava quanto abbia reso questa furbizia.

Giugno con fatturati azzerati, luglio con andamento a singhiozzo, agosto con numeri ridotti, permanenze medie più brevi e spesa contratta, mentre le prospettive per settembre sono ridimensionate rispetto a quelle previste due mesi fa. E’ la situazione delle imprese del turismo che emerge dalla rilevazione Swg. “Siamo vicini a una perdita di 100 miliardi di fatturato, la nostra stima peggiore”, dice Luca Patanè, presidente di Confturismo-Confcommercio.

Tratto da TG Com 24

Quattro notti a Ischia in due con mezza pensione (un primo e un secondo a scelta) e quattro bottiglie di bianco della casa, accesso alla singola piscina, a/r in aliscafo e semplice passeggiata serale (una volta a Porto una volta a Ponte, una volta a Porto una volta a Ponte) ci sono venuti a costare oltre mille euro.

Che è lo stipendio medio italiano di una commessa (messa a posto), di un cameriere (sempre messo a posto) e di tutta una serie di operai non professionalizzati.

Non vogliatecene, ma con 700 euro eravamo rientrati tra alloggio e trasporti nei dieci giorni tra Spagna e Ungheria di cui sopra.

Per cosa?

Per niente.

Ischia, che ribadiamo è BELLISSIMA ed è un luogo del cuore per noi (ci torniamo almeno un paio di volte l’anno fuori stagione), è ferma a 60 anni fa. Come gran parte di queste località di mare, che fanno pagare il mare – appunto – e nulla più.

Le strutture sono quelle di 60 o 70 anni fa. La tipologia di accomodation uguale. Nulla di straordinario è messo a sistema e reso facilmente accessibile.

La sera si mangia. O si beve. Ma nient’altro ché la tipica passeggiata molto, molto italiana che ai più di noi farà tornare a mente con un po’ di malinconia le estati passate da bambini il cui pensiero, quando il papà ci portava in vacanza, era dove mangiare il gelato. Con la routine di casa che si spostava semplicemente in altri luoghi.

Le conclusioni

La conclusione è che ci hanno chiamati esterofili quasi fosse traditori della patria, ma è obiettivamente caro ed è complesso garantire in Italia la stessa qualità di soggiorno che offrono tante altre mete europee.

Agli italiani è stata chiesta responsabilità come se si potesse imporre la sensibilità a norma di legge. Mentre chi, su tutti i livelli, non sapeva che pesci prendere, alla gogna ci sono finiti stavolta i viaggiatori all’estero (grazie fratelli sardi e Flavio Briatore per aver distolto l’attenzione da noi).

Volutamente o meno volutamente, quest’anno il mobbing psicologico è stato più devastante di una chiusura decisa e totale dei confini per chi ama viaggiare (che non vuol dire ammalarsi, chiaramente, né tantomeno cercarsele: me la cerco più facilmente ad Antignano al Vomero senza mascherina a comprare la frutta, vi assicuro, che sul Ponte delle Catene).

In taluni casi (si veda sempre il caso Campania) è stata addirittura messa nero su bianco la volontà politica di aiutare il comparto turistico regionale con scelte istituzionali.

De facto, l’Italia ha ancora molto da fare – nel mondo globalizzato – per offrire ciò che fuori già c’è. E a prezzi ragionevoli. Questo – credeteci – con i tanti posti (davvero) belli che ci sono in Italia non c’entra assolutamente niente.

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