Come abbiamo già scritto in questo post, la questione di Hagia Sophia, la Basilica di Santa Sofia (dall’85 Patrimonio dell’Umanità UNESCO) in Istanbul, non nasce ieri.

Nel marzo del 2019, annoverabile tra le promesse elettorali, c’era la volontà del presidente turco Recep Tayyip Erdogan di riconvertire Santa Sofia in una moschea e cancellarne lo status di museo laico. 

Valigia per Due

Cosa è cambiato nel frattempo? Il museo, divenuto laico per volontà del presidente Ataturk, è stato oggetto di altre promesse di Erdogan, che recentemente ha partecipato alla “festa per la presa di Costantinopoli” da parte di Maometto II proprio di fronte alla Basilica, di matrice cristiana. La volontà del premier turco è evidente.

Il Consiglio di Stato turco in queste ore è chiamato ad esprimersi proprio sulla regolarità della decisione di Ataturk, datata 1935, dopo due petizioni popolari che hanno trovato il pubblico appoggio di Erdogan. Per ora, siamo a un primo rinvio. Non è la prima volta che la Basilica è al centro di azioni legali per riportarla allo stato di moschea. Cambia, invece, la situazione politica e sociale in cui questo tentativo arriva.

Cosa succede in caso di via libera del Consiglio di Stato

Tecnicamente, niente. Come spiega bene Il Post, un eventuale via libera del Consiglio di Stato alla riconversione di Santa Sofia costituirebbe pre-requisito affinché sia poi Erdogan, attraverso un atto ufficiale, a trasformare il museo laico in una moschea.

Anche in tal caso, molti analisti dubitano che l’indotto economico proveniente dal sito, tra i più visitati in Turchia, sia qualcosa a cui Istanbul e lo Stato volentieri rinuncerebbero. Siamo, quindi, nel campo del mero gesto simbolico.

Riconversione di Santa Sofia, le reazioni

La chiesa Ortodossa in queste ore protesta veemente. Non ultimo, il Patriarca di Mosca Cirillo I (Kirill): “La conservazione dell’attuale status neutrale di Santa Sofia, uno dei maggiori capolavori della cultura cristiana, una cattedrale che milioni di cristiani nel mondo considerano un simbolo, servirebbe a sviluppare ulteriormente le relazioni tra i popoli russo e turco e a rafforzare la pace e la concordia interreligiosi. La minaccia a Santa Sofia – ha proseguito Kirill – è una minaccia a tutta la civiltà cristiana, e quindi alla nostra spiritualità e storia”.

Anche la Commissione Europea si è schierata in queste ore, stigmatizzando l’eventuale riconversione: “Santa Sofia è un simbolo del dialogo e della tolleranza e non dovremo usare questo evento per fomentare ogni tipo di disaccordo fra differenti religioni”.

Dalla nostra esperienza, siamo convinti che Ayasofya debba restare laica. La laicità di questo luogo, dove convivono santi cristiani e effigi musulmane, sia l’incontro possibile, il simbolo per eccellenza delle fedi che vivono in comunione unite nel segno della storia e della cultura.

Convertire la Basilica di Santa Sofia in moschea forse potrebbe significare anche poco da un punto di vista pratico, ma molto da un punto di vista simbolico. Speriamo vivamente che tutto resti così com’è e che questo luogo continui a essere un luogo di conoscenza, e non un pretesto per uno scontro religioso.

Vediamo cosa accadrà.

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