Non è difficile arrivare a Chichen Itza (correttamente scritto Chichén Itzá o Chich’en Itzá) e comprendere perché è stata eletta come una delle sette meraviglie del mondo moderno. La vista del Castillo, l’emblema della civiltà Maya e probabilmente il motivo che spinge molti italiani fino allo Yucatan, da sola vale tutto il viaggio.

Chichen Itza, dalla lingua antica testualmente “Bocca del pozzo dei maghi dell’acqua”, deve probabilmente il suo nome alla presenza dei cenotes (pozze d’acqua dolce) nella zona che hanno permesso l’insediamento in un territorio tendenzialmente arido. I cenotes assumevano per i Maya connotazioni sacre e in quest’area se ne sarebbero contati fino a 5. Il Castillo, o meglio la Piramide di Kukulkan, sorgerebbe appunto su uno di questi.

La zona archeologica di Chichen Itza e il Castillo (la piramide di Kukulkan)
La zona archeologica di Chichen Itza e il Castillo (la piramide di Kukulkan)

Patrimonio dell’umanità Unesco dal 1988, meta di oltre un milione di visitatori l’anno, il sito archeologico può vantare alcuni primati, come quello del campo del gioco della palla più grande dell’intera Mesoamerica.

La storia degli scavi

Chichen Itza è stata “scoperta” nel 1843 da uno statunitense, John Lloyd Stephens. Chichén Itza non è sempre stata proprietà del Governo messicano. A fine ‘800 un console americano, Edward Thompson, acquistò l’intera area per una manciata di dollari, probabilmente colpito dalle precedenti spedizioni archeologiche dello stesso secolo che hanno iniziato a rivelare Chichén Itzá come la conosciamo oggi. I messicani ricordano ancora Thompson, e non certo in maniera positiva: il console si è reso protagonista di alcune memorabili iniziative come dragare il cenote sagrado per recuperare ori e altri oggetti di valore offerti dai Maya in sacrificio, ha preso mattoni di piramide per costruirsi la sua casa e ha sottratto altri reperti per spedirli negli USA.

La querelle tra Messico e Thompson andò oltre la morte di quest’ultimo. Il Governo espropriò i terreni e accusò il console di traffico illecito di reperti archeologici, ma un Tribunale nel 1944 (nove anni dopo la morte di Thompson) di fatto lo scagionò e restituì i terreni agli eredi, che a loro volta vendettero a Fernando Barbachano Peon, che già vedeva lungo sulle opportunità che lo Yucatan avrebbe offerto a breve in chiave turistica. Attualmente, Chichén Itzá è proprietà messicana ma di questa lunga querelle ne troverete traccia ancora quando al botteghino vi verranno consegnati due ticket anziché uno.

Il Castillo di Chichen Itza

L’edificio più famoso del sito è il Castillo, o meglio il Tempio di Kukulkan (il nome Maya del dio Quetzacoatl, il serpente piumato).

Tenete presente che i Maya ci tenevano così tanto al Serpente Piumato che si deformavano apposta la testa, durante la crescita, per assomigliarci.

Con 55 metri a lato e 30 di altezza, il Castello di Chichen Itza è un piccolo gioiello d’architettura emblematico delle conoscenze e delle credenze Maya. Le sue gradinate sono in pratica un calendario Maya (91 gradoni su 4 versanti che, con la piattaforma superiore, fa esattamente 365).

La sua posizione e sapienti giochi di finestre e luci permettono, durante gli equinozi, di veder scendere un’ombra sul dorso settentrionale della piramide che rappresentava per i Maya – appunto – Quetzacoatl. I giorni di equinozio rappresentavano anche quelli di inizio e fine del raccolto, e l’arrivo del Dio voleva simboleggiare buon augurio.

Se il Dio non arrivava a causa di qualche nube di troppo, i Maya iniziavano a chiedersi se avessero fatto abbastanza sacrifici durante l’anno

Gli archeologi hanno scoperto solo successivamente che la piramide di Kukulkan è stata realizzata sopra un altro tempio. Durante gli scavi è stata portata alla luce – e resa accessibile – una sala del Tempio interno con un trono a forma di giaguaro e l’emblematico chac mool.

La sala è stata poi interdetta ai turisti che – a detta della nostra guida – non si sono comportati propriamente in maniera virtuosa all’interno della piramide (tipo incidendo sulla pietra i loro nomi, ma vabbé).

Si può scalare la piramide di Chichen Itza?

La risposta è NO. Un tempo, è vero, si poteva scalare. Ma un increscioso incidente con una turista americana (che è morta precipitando nell’impresa) ha portato a interdire gli spazi e ora la si può vedere solo da fuori. L’unica piramide maya scalabile è quella di Nohoch Mul.

Perché tutti si mettono a battere le mani davanti alla piramide di Chichen Itza?

Gruppi di turisti che sembrano applaudire un po’ stupidamente alla piramide: li noterete già da lontano ai piedi del Castillo.

In realtà, un po’ casualmente, ci si è resi conto negli anni che il suono del battito di mani, rimbalzando sulle mura del Castillo, generi un eco che è molto simile al verso del Quetzal (l’uccello a cui si ispira il dio Serpente Piumato Quetzacoatl). Non abbiamo avuto la prontezza di filmare qualcosa di nostro, ma su YouTube abbiamo trovato questo esempio.

… che potete confrontare con il canto del Quetzal che abbiamo sempre trovato su YouTube.

Il campo da gioco della palla

Chichen Itza è particolarmente interessante sotto ogni punto di vista e sono tante le strutture riportate alla luce che meritano la vostra attenzione (come El Caracol, l’osservatorio astronomico Maya, o il Tempio dei Guerrieri).

Ma, da buoni turisti, quello che ci colpirà dopo il Castillo è il campo di gioco della palla, il più grande in assoluto rinvenuto in Mesoamerica. In realtà, in tutto il complesso se ne contano altri sei, ma quello che visiterete è quello che ha permesso le ricostruzioni più sensate di questo antico rito tribale.

Ma cosa accidenti è questo gioco della palla?

Il gioco della palla vi accompagnerà in tutte le vostre escursioni archeologiche in terra Maya e – in realtà – in tutto il Mesoamerica. Sono tante le varianti ma il presupposto iniziale è lo stesso: una palla, un campo, una sorta di circonferenza in mattoni sporgente dalla parete del campo. Vince chi riesce a far passare la palla nel cerchio.

campo gioco della palla
La nostra guida, il bravissimo Carlos, ci racconta del gioco della palla. Sullo sfondo, noterete il cerchio in cui i giocatori dovevano far passare la sfera.

A seconda delle declinazioni di questo gioco, gli sfidanti potevano avvalersi di bastoni o racchette o – come più frequente – erano obbligati a colpire la palla solo con gomiti e ginocchia. In alcuni casi, la variante prevede che la palla sia infuocata. Anche il finale assume connotati più o meno cruenti a seconda degli usi. Nelle civiltà Maya si ritiene che a giocare fossero guerrieri e che a fine partita qualcuno venisse decapitato.

Proprio attraverso gli studi a Chichen Itza gli archeologi sono abbastanza certi che a perdere la testa fosse proprio il capitano vincitore, degno così di immolarsi in sacrificio per gli dei, mentre lo sconfitto, umiliato, era costretto a portare il capo rescisso del suo rivale in giro per il campo.

incisione gioco della palla
Questa parete delimita il campo di gioco della palla e le incisioni confermerebbero la versione del sacrificio del vincitore

Cenote Ik Kil

Avete sudato, avete preso il sole, il nostro suggerimento è recarvi poco distante all’ingresso del cenote Ik Kil, il Sacro Cenote Blu.

Ik Kil, letteralmente bocca dei venti, dista 3 chilometri dal sito archeologico di Chichen Itza ed è il cenote come lo immaginiamo nelle fantasie dei nostri viaggi: una sorta di cratere (il diametro si aggira intorno ai 60 metri) che dà in questo profondo specchio d’acqua dolce tra ombra, liane e pareti verdeggianti.

Dettaglio dall'alto del cenote Ik Kil (e dei turisti che lo popolano)
Dettaglio dall’alto del cenote Ik Kil (e dei turisti che lo popolano)

Per i Maya i cenote erano luoghi sacri e ancora oggi alcune comunità invitano i turisti a purificarsi dopo aver fatto il bagno, con tanto di sciamano, ma non è questo il caso. Ik Kil è probabilmente il più famoso cenote di tutta la penisola dello Yucatàn. Vuoi per la morfologia, vuoi per la vicinanza al sito archeologico di Chichen Itza, vuoi soprattutto perché l’hanno attrezzato come una servitissima area turistica.

Nota bene: al Cenote Ik Kil non si accede dal sito archeologico di Chichen Itza.

Chichen Itza, informazioni utili

Così come per Tulum, di cui abbiamo già scritto, anche per Chichen Itza vale il suggerimento di bere molta acqua e portare il cappello. Il sole batte forte e le zone d’ombra scarseggiano in tutta l’area archeologica.

El Caracol, l'osservatorio astronomico dei Maya a Chichen Itza
El Caracol, l’osservatorio astronomico dei Maya a Chichen Itza. Deve il suo nome alla forma a chiocciola (caracol vuol dire lumaca).

Come arrivare a Chichen Itza: la città più vicina a Chichen Itzà è Valladolid, la perla dello Yucatan. Ci sono autobus ADO che servono Chichen Itza da Cancun, Playa del Carmen e Merida, mentre i colectivos fanno spola tra rovine e Valladolid. Non è semplicissimo quindi arrivare a Chichen Itza con il trasporto pubblico se siete in Riviera Maya: preferibile noleggiare un auto o fruire di una visita guidata.

Solitamente i pacchetti che includono Chichen Itza offrono visita anche a Ik Kil e Valladolid

+ Sito ufficiale

Orari: dal lunedì alla domenica dalle 8:00 alle 16:00, tutti i giorni dell’anno.

Ultimo accesso al sito e chiusura delle biglietterie alle 16:00; chiusura delle aree distanti (Osservatorio, Mille colonne, Cenote sacro, Campo da ballo e Ossario) alle 16:30; chiusura totale del sito alle 17:00.

La domenica i messicani possono accedere gratuitamente al sito, quindi nell’ottica del pianificare la visita tenete presente che potreste trovare più confusione in quel giorno.

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